Posted by: campolibanosci | Giugno 10, 2008

Pluralia in Palestina

Io sono Claudia, una dei fratellini libanesi che con il loro amore hanno dato vita a Pluralia. La nostra associazione è stata invitata dallo SCI (Servizio Civile Internazionale), in ambito del progetto europeo MedHebron, in Palestina, per partecipare alla Terza Conferenza Internazionale sui movimenti popolari nonviolenti di Bli’in (dal 3 al 9 Giugno). Il caso ha voluto che andassi io, e ad un giorno dal mio ritorno in Italia mi trovo qui a scrivere spinta da un bisogno irrefrenabile di condividere con tutti voi ciò che ho visto e provato in quella bellissima terra martoriata da sessant’anni di occupazione brutale. Bil’in è un piccolo villaggio di circa 2.000 anime, tra Ramallah e Gerusalemme, che ormai da tre anni sta portando avanti una lotta nonviolenta contro la costruzione del muro di separazione israeliano e per la difesa dei diritti dei Palestinesi. Da tre anni gli abitanti di Bil’in dimostrano pacificamente ogni Venerdì per i loro diritti, appoggiati spesso da internazionali che non mancano quasi mai a questo importante appuntamento settimanale. Grazie alla loro forza e determinazione gli abitanti di Bil’in sono riusciti a far deviare la costruzione del muro, che inizialmente doveva passare proprio in mezzo alla città dividendola praticamente in due, come è successo in altre città palestinesi. Al termine dei tre giorni di Conferenza, cui hanno preso parte decine e decine di realtà sia palestinesi che internazionali, partiti politici, il Parlamento Europeo rappresentato dal suo Vice Presidente Luisa Morgantini, movimenti, associazioni e tanti semplici individui, ci siamo trovati tutti a partecipare alla consueta manifestazione del Venerdì, che si è aperta gioiosamente con un match di football che ha visto confrontarsi la nazionale palestinese e gli internazionali, lanciando un messaggio anche in vista degli Europei di calcio che si sarebbero aperti il giorno seguente. E’ inutile dire che dopo pochi momenti di gioco siamo stati subito attaccati da lacrimogeni e bombe sonore lanciate dall’esercito israeliano, appostato dall’altra parte del muro. E una volta iniziato il corteo pacifico hanno continuato per circa tre ore ad attaccarci, ferendo alcuni, tra cui la sottoscritta, con lacrimogeni sparati ad altezza uomo, intossicandone altri. Rispondere ad una manifestazione nonviolenta con armi di vario genere non stupisce affatto, però, alla luce di tutte le altre ingiustizie che si possono quotidianamente vedere in Cisgiordania. Il nostro viaggio è continuato tra varie città della West Bank, e in ognuna ho rabbrividito. Ad esempio Qalqiliya, a nord-ovest, totalmente circondata dal muro, con una sola entrata di accesso controllata da check point israeliano. Oppure Hebron, in cui i settlers, 500 per una popolazione araba di 200.000 persone, sono “protetti” da circa 2.000 soldati che confiscano case palestinesi o le distruggono per ragioni di sicurezza! E se vi capita di fare un giro per Hebron non stupitevi di vedere le strade palestinesi coperte da reti a loro volta coperte da rifiuti, sassi e oggetti di vario genere: sono i settlers che gettano dalle loro case ai piani alti di tutto di più. Questi sono solo piccoli esempi di una realtà più ampia, che rende la vita dei Palestinesi impossibile. Lo stato d’Israele è stato costruito appositamente per far scomparire i Palestinesi, per renderli invisibili, fare finta che non ci siano: le strade israeliane (che naturalmente non sono percorribili dai Palestinesi) sono rialzate, e passano praticamente sopra i villaggi e i campi profughi; i quartieri ebraici in città come Gerusalemme, sono delimitati da cancelli che la sera vengono chiusi; i check point isreeliani, situati in ogni dove, controllano qualsiasi spostamento di persone e beni. Spesse volte in questa settimana mi sono sentita priva di qualsiasi diritto, sia come essere umano, che come cittadina dell’ Unione Europea. Lo stato di diritto in Israele non esiste all’infuori che per gli stessi israeliani; qui esiste soltanto la scelta arbitraria di un soldato, che spesso non ha più di vent’anni. I Palestinesi quotidianamente devono sopperire a queste ingiustizie, vedere le proprie case espropriate, vedersi negato il diritto alla libera circolazione, vedere i propri bambini arrestati in barba a qualsiasi Convenzione internazionale sui diritti dei minori. La Palestina è una prigione a cielo aperto, è una Guantanamo accessibile agli sguardi di tutti quelli che vogliono vedere. E questo è ingiustificabile, impensabile. Terribile. La comunità internazionale non ha mai alzato un dito, nonostante Israele stia violando dalla sua nascita il Diritto Internazionale, le Convenzioni e le Risoluzioni dell’ONU. Credo sia importante impegnarsi affinché i soprusi e le ingiustizie non vengano più lasciati scorrere come se niente fosse. Credo sia importante renderci conto di quello che succede sia in Palestina, che in Bolivia, che in Sierra Leone, che in qualsiasi altra parte del mondo in cui la LIBERTA’, il DIRITTO sono parole non contemplate e non ammesse. Credo sia importante combattere contro ogni FASCISMO, contro ogni REGIME, e lo Stato d’Israele è sia un regime che fascista. Credo al diritto ad una vita dignitosa di ogni uomo. Vi prego di adoperarci affinché qualsiasi ingiustizia cessi, con gli strumenti e i modi che chiunque nel suo piccolo ha: il boicottaggio di prodotti, l’informazione e l’educazione. Magari non sarà sufficiente, ma almeno potremmo dire di averci provato, di non aver guardato immobili e accondiscendenti un genocidio che si consuma da sessant’anni e che continuerà a consumarsi. Per una volta prendiamo esempio dalla storia. Il regime di apartheid in Sud Africa è stato, tra le altre cose, sgominato anche grazie al boicottaggio, sia sportivo, che di prodotti, che culturale. Pluralia si impegna con i suoi mezzi a metter fine alla lenta e silenziosa morte del popolo palestinese.
Spero di non avere annoiato nessuno con questa lunga lettera.
Palestina Libera, Stop a qualsiasi forma di Regime, Salam.
Claudia

Posted by: weltanschaung3000 | Giugno 9, 2008

Invito 21 giugno Roma#Mostra foto e altri eventi

 

visita il link degli organizzatori dell’evento www.myspace.com/rivoluzionariamente

 

Posted by: weltanschaung3000 | Giugno 9, 2008

Foto Mostra Alter Mundi Prato

   

  

  

  

  

  

Posted by: weltanschaung3000 | Maggio 28, 2008

A sud di tyro: fotogrammi tra libano e Palestina#04

Posted by: weltanschaung3000 | Maggio 17, 2008

A sud di Tyro: Fotogrammi tra Libano e Palestina#03

In occasione della quinta edizione di “Alter Mundi-Incontri di Culture e Popoli” organizzato da Provincia e Comune di Prato, si terrà presso la Casa delle Associazioni in Via Pomeria 90-Prato il giorno Domenica 25 Maggio l’evento “Incontro di Pace”. La serata avrà inizio alle ore 20.00.

 

Programma:
 
Mostra di foto/video “ A Sud di Tyro: fotogrammi tra Libano e Palestina” a cura di Ass.Pluralia in collaborazione con Ass.Istantarte

 

Dialogo:”La pace nel concetto delle tre religioni monoteiste”

a cura di Ass. Mediterranea

intervengono:

Mario Fineschi, Comunità ebraica di Firenze

Monsignor Dante Carolla, della curia arcivescovile di Firenze

Elzir Izzedine, Imam di Firenze

 

Musica e balletti tradizionali

Degustazione piatti tipici mediorientali

Per informazioni: ilaria (3334760857)-Jamal(339781273 8) mail: habibi@istantarte.it

Posted by: weltanschaung3000 | Aprile 12, 2008

A sud di tyro: Fotogrammi tra Libano e Palestina#2

Il 18 Aprile presso “La citta’ dell’Utopia” a Roma si svolgera’ il secondo appuntamento con la mostra itinerante

A sud di tyro: Fotogrammi tra Libano e Palestina

Vi aspettiamo numerosi

COMUNICATO STAMPA

“A sud di Tyro: fotogrammi tra Libano e Palestina”
Esposizione video-fotografica itinerante

Venerdì 18 Aprile
Ore 19.00
La Città dell’Utopia
Via Valeriano 3F – Metro San Paolo - Roma

La mostra aprirà i battenti venerdì 18 aprile alle ore 19.00, presso La Città
dell’Utopia, in Via Valeriano 3F. L’evento è organizzato da Volontari Sci, in
collaborazione con le Ong C.R.I.C. (Centro di Intervento Regionale per la
Cooperazione) e S.C.I (Servizio Civile Internazionale). L’esposizione video-
fotografica nasce dal campo di lavoro volontario “Media Education for
Peace”, che si è tenuto dal 22 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008 in 5 villaggi
del sud del Libano. Il programma della serata prevede, alle ore 20.00, la
proiezione di filmati realizzati dai partecipanti al progetto sul tema dell’uso dei
Media e l’effetto della guerra sull’ambiente. A seguire, un dibattito a cui
interverranno Sara Giorgi (CRIC, Centro regionale di Intervento per la
Cooperazione), Farshid Nourai (Associazione per la Pace), Marco Gurgone
(volontario Sci). Al termine degli interventi, dalle ore 21.30 circa, cena etnica a
sottoscrizione libera con specialità tipiche libanesi. Il progetto del campo di
lavoro si è sviluppato attraverso una serie di workshops tenuti da volontari
italiani a ragazzi palestinesi e libanesi di età compresa tra i 15 e i 25 anni. I
laboratori erano mirati a far acquisire competenze relative a video, foto e
gestione di un blog. Lo scopo di questo progetto è stato quello di fornire ai
ragazzi degli strumenti per fare informazione attiva sulla loro condizione
utilizzando unicamente il potere virale dei blog, senza bisogno di essere
filtrati da ulteriori mezzi di informazione. Il gruppo dei volontari italiani, al
termine di questa esperienza si è costituito in una associazione, con l’obiettivo
di proseguire nella attività di “Media Education” in altri paesi del mondo.
Attualmente, il materiale video, audio e fotografico realizzato viene utilizzato
per eventi di sensibilizzazione in Italia e in Europa sulla difficile situazione
libanese e dei palestinesi del Libano. Parte di questo materiale è consultabile
attraverso il blog del progetto Volontari Sci in Libano
(http://campolibanosci.wordpress.com/).

Contatti
Mail : habibi@istantarte.it

Phone: +39 3392934392 (Marco)

Posted by: weltanschaung3000 | Aprile 12, 2008

Radio Podcast

Il giorno 27 marzo Claudia, Jack e Martina hanno partecipato alla trasmissione radiofonica Tasso

Barbasso a Bologna raccontando del campo di volontariato Media Education For Peace

per ascoltare il pOdCast

seguite il link

http://www.radiokairos.info/Sito/Media/tasso3aprile.mp3

Posted by: weltanschaung3000 | Aprile 12, 2008

foto mostra del 20 marzo Firenze/viper club

Posted by: weltanschaung3000 | Marzo 14, 2008

A sud di Tyro: fotogrammi tra Libano e Palestina

volantino mostra

Questo è l’invito per la prima mostra video-fotografica del progetto Media Education for Peace, che si è svolto tra dicembre 2007 e gennaio 2008 in 5 villaggi nel sud del Libano. La mostra “A sud di Tyro: fotogrammi tra Libano e Palestina” aprirà i battenti giovedì 20 marzo alle ore 19:00, presso il Viper Theatre - località Le Piagge (Firenze).
L’evento, a ingresso gratuito, sarà inserito in una serata dedicata alla discussione sui movimenti pacifisti, dove interverranno Lisa Clark di Beati i costruttori di Pace, e Marco Romoli presidente di Un tempio per la pace. Durante il dibattito, dalle 19:30 circa, verrà offerto un aperitivo a tutti i presenti.
Seguirà la messa in scena dello spettacolo teatrale “Il mio nome è mai più”, scritto da Domenico Guarino e interpretato da Saverio Tommasi e Stefania Accardi.

La mostra al Viper Club di Firenze farà da apripista ad una serie di eventi e mostre che si svolgeranno in varie città italiane durante il 2008 con il fine di dare visibilità ai risultati e al materiale prodotto dai partecipanti locali del progetto di Media education. Per ulteriori informazioni curiosità ect.ect contattateci al seguente indirizzo mail: habibi@istantarte.it

Seguitici!!

Antonella, Valentina,Claudia, Christian ,Ilaria, Alessia, Martina, Elisa, Giacomo, Giulia,Edgardo, Marco, Alessandro (Volontari del Campo di Lavoro in Libano)

 

comunicato-20-marzo2.doc

 

Link utili:

www.viperclub.eu/node/359

 

 

 

venerdì 25 gennaio 2008, ore 17.30, presso “Città dell’Altraeconomia” Largo D. Frisullo, Roma

La conferenza “TRA EUROPA E MEDIORIENTE. Il ruolo della società civile e delle istituzioni europee negli interventi di cooperazione”, costituisce un momento importante di dibattito e confronto sui temi della partecipazione della società civile ai progetti di cooperazione, sulla cittadinanza attiva, sui media alternativi e sul ruolo delle istituzioni europee all’interno di questo quadro.

Parteciperanno all’incontro rappresentanti di ONG e della società civile, del Parlamento Europeo e degli enti locali.
L’idea di questa conferenza nasce dalla necessità di fermarsi a riflettere e discutere sul senso della cooperazione allo sviluppo oggi, in particolare tra Europa e Medio Oriente, sulla gestione dei rapporti con la società civile in aree di conflitto, come Palestina, Libano, Iraq e sulle parti giocate dai vari attori coinvolti.
Per rendere più concreto il contesto saranno presentati video e foto di esperienze recenti sviluppate in collaborazione con la società civile locale.

La conferenza risponde alla chiamata globale all’azione del World Social Forum 2008, e si inserisce tra le centinaia di attività che si svilupperanno a partire dal 22 gennaio in tutto il mondo e che culmineranno il 26 gennaio nella giornata Globale di Azione.

L’incontro si svolge nell’ambito del progetto “Together: 50 years of rights and oppurtunities”, un progetto nazionale della Cooperativa Argonauti, in collaborazione con SCI e patrocinato dal Parlamento Europeo.
La conferenza tratterà la tematica specifica delle relazioni e della cooperazione tra i paesi dell’Unione Europea e il Medioriente.

Invitati:
-Luisa Morgantini, Vice Presidente del Parlamento Europeo
-Gianluca Peciola, Assessore del Municipio XI di Roma
-Fabio Alberti, Presidente di Un Ponte per …
-Francesco Diasio, Presidente di Amisnet
-Saverio Cannito, The Blog TV
-Sara Turra, Segretaria Nazionale del Servizio Civile Internazionale

TBTV Social - World

Posted by: picasso01 | Gennaio 17, 2008

Onora-Honour

Onora                                                                         

Onora  suo  padre                                                      

che qui ha lasciato sandali                                                       

rivestiti di cardo e salsedine gelata.                            

Onora l’ombra di tua madre                                                   

distesa e morente                                                        
su queste rocce di sabbia.                                           
 

Onora il suo mare,                                                     

le sue montagne,                                                       

i suoi mandarini.                                                         

Onora le sue lacrime di sangue.                                  

Onora ogni suo dettaglio.     

                   

(Dimitri 2008 a ogni dettaglio del Libano)    

Honour 

Honour her father

who left his sandals here

covered with frozen sea salt  

Honour the shade of your mother

lying and dying on  those sandy rocks

Honour her sea

her mountains,

her mandarins,

Honour her blooded tears

Honour any of her details

(Dimitri,  2008 to every detail of Lebanon)  

Posted by: campolibanosci | Gennaio 14, 2008

Alzati e torna a respirare

Abbiamo conosciuto linguaggi difficili, abbiamo sentito parole il cui significato sfuggiva a qualunque traduzione. Chiedere e chiederci “perché” non ha generato che altri perché. Questo che segue è un breve estratto di un’intervista a una signora realizzata da Yassin e Haitaa nel campo di Burj. La donna raccontava del martirio dei suoi figli, quando a un certo punto ha iniziato a recitare dei versi. Doveva essere solo un esercizio di montaggio, ne è uscito l’ultimo video realizzato sul campo.
Di chi è la gioventù appassita che la musica chiama?

Vito

Posted by: picasso01 | Gennaio 11, 2008

Al tuo martire-To your martyr

Al tuo martire

Le bandiere danzano, quasi fameliche,

sospese su pozze d’acqua

che il confine previene.

Fiori di plastica sulle ossa dei martiri

fanno cantare una bambina rugosa e innocente.

Voce metallica.

(Pigiama, pantofole impregnate, mani lunghe

che spazzolano foglie lucide e fisse sulle tombe).

Lapidi incolori, squarciate da lacrime

che in me hai partorito, rivedo da qui

sulle mie ossa.

(Dimitri Ruggeri , Srifa, Cimitero dei Martiri)

To your martyr 

The flags are dancing, almost ravenous,

hanging on puddles the border prevents.

Plastic flowers on the martyrs’ bones

make an innocent and wrinled girl sing.

Metallic voice.
(Pyjamas, soaked slippers, long hands

 brushing polished and fixed leaves on the grave)

Faded gravestones, ripped by tears

you lied in me, I see again from here

on my bones. 

 

(Dimitri Ruggeri , Srifa, Martyrs Cimitery)

Posted by: tina85 | Gennaio 5, 2008

Invitation to the presentation of works

Dear All,

The NGOs Centro Regionale d’Intervento per la Cooperazione (CRIC), International Civil Service (SCI), The Union of Lebanese Democratic Youth, the Palestinian Youth Organization and Al Ahed Youth Union Association are glad to invite you to the presentation of

Photos and videos

for the youth and social workers of

Ayta ash-Shaab, Dibil, Bint Jubayl, Sryfa, the Palestinian refugee camp of Burj Ash-Shamali and Italian volunteers

The exhibition illustrates the environment and the effect of the war on it of five villages, as a target of the project “Strengthening Social Cohesion in the post-conflict reconstruction process of the country“, co-funded by Italian Cooperation in Lebanon - ROSS Emergency Program. The materials are the result of a two week workshop that entails the creation of three different laboratories (photo, audio-video, interviews) focused on environment education and related issues and the creation of a blog for each youth centre in to communicate and give visibility to the topic that are part of the center’s activities.The present photos and videos will be shown on web-streaming on the youth centers’ blogs.

http://bintjbeil.wordpress.com/
http://aytayouthcenter.wordpress.com/
http://debel.wordpress.com/
http://burjalshamali.wordpress.com/
http://srifa.wordpress.com/

The web-streaming will be guaranteed depending on the quality of the internet connection

 

Tyr - Burj ash-Shamali Camp On Friday, the 4th of January At 12:30Palestinian Youth Center Near Al Karama Group Free entrance Tel.: 03117305e mail: libano.sci@gmail.com

Posted by: saverio75 | Gennaio 4, 2008

Tre minuti di vita.

Hassan, Mohammad, Ali, Ibrahim. Sono i cosiddetti “nuri”, mendicanti, scansafatiche, perdigiorno, gli “ultimi” insomma. Non sono palestinesi, non sono rifugiati eppure vivono qui in attesa di un futuro e di una terra che non è la loro. Vengono dall’Egitto, dalla Siria, dall’Africa. Hanno fra i dodici e i sedici anni. Non vanno a scuola e, in branco, sopravvivono alle giornate qui nel campo. Non frequentano il Centro di Aggregazione perchè sono troppo irrequieti. Eppure ogni sera li trovi qui, davanti al portono d’entrata. Ballano l’hip hop, la breakdance, freestyle. Hassan canta il rap. Il testo ripete la solita tiritera: Chi sono i terroristi? Israeliani, palestinesi, i buoni, i cattivi, la terra, etc….etc.. Poco importa. Fa ritmo, fa ballare…e il tempo passa: un po’ meno soli, un po’ meno “nuri”. Minuti di vita.
Ieri mi hanno chiesto di utilizzare la videocamera. Non credo fosse per improvvisa passione, piuttosto in quel modo potevano entrare in un luogo e in un gruppo a loro interdetto. Mi hanno accompagnato ad una festa di matrimonio. Nel buio ci siamo avviati verso la musica. Erano titubanti. Non ho potuto rassicurarli: nessuno di loro parla inglese e i gesti e le pacche a volte non bastano. Entriamo e per la prima volta li scopro per quello che sono. Ragazzini. Cuccioli di essere umano considerati diversi tra i diversi. Si stringono in cerchio, si guardano intorno, si difendono dagli sguardi. Accendo la telecamera e gliela passo. Mi fanno cenno che è meglio di no. Vogliono andarsene. Hanno paura. A me invece tutti sorridono. Mi salutano. Mi offono il narghile. Arriva il padre della sposa, mi stringe la mano. Parla arabo ma i convenevoli sono sempre gli stessi e la ripetizione mi rende più sicuro. Tanto sono italiano. Tanto sono straniero. Tanto sono maschio. A me tutto è concesso. Guardo i ragazzi. Hanno la telcamera in mano, spenta. La stringono. Attendono un segnale di ok. Per un attimo stanno dalla “parte giusta”. Per un momento godranno di quei privilegi di cui io, occidentale, sono portatore. E si ripete la Storia di sempre. A me non si può dire di no. Io sono il Mediatore, l’Interlocutore. Come tutti i mediatori, interlocutori che si affannano in questa terra maledetta e dolcissima ho una funzione ma non una soluzione. Non c’è soluzione solo vantaggi, per i pochi e non per quelli giusti. Il conflitto, la terra, i diritti, i popoli per un’istante si condensando in questo piccolo microcosmo: trattative, concessioni, limiti e confini. E mentre la musica dà sollievo al popolo affaticato, straniero in terra straniera, qualcuno ci concede di riprendere. Tre minuti. Mohammad sorride coi suoi denti bianchissimi: ha già capito. Io ci arrivo dopo, il tempo della traduzione. Noi arriviamo sempre dopo. Per loro è già festa! Hanno in mano il trofeo, il “permesso” di entrare in “terra straniera”. Si mischiano tra la gente, ballano con la telecamera in mano. Li osservo da lontano. Capisco ora che le riprese erano un pretesto. Sorrido, sono felice. Ce l’hanno fatta a strappare minuti di vita anche oggi. Sono entrati alla festa e hanno usato me per farlo. Tre minuti di “normalità”, solo per ballare, per essere alla pari. Vivere e non sopravvivere. E mi tornano in mente le parole di Hassan, il mio barbiere di fiducia, professore di fisica e lingue un tempo. Se avesse potuto scegliere gli sarebbero bastati solo 15 minuti di vita nella sua terra, in Palestina, solo quindici mi ripeteva…e poi avrebbe potuto anche morire. I nostri di minuti invece sono passati. Tre minuti di vita per loro. Un’eternità di contrasti nella mia testa. Ci avviamo alla porta. Ci affidano una scorta, Ibrahim, per sicurezza. I ragazzi lo deridono, un palestinese che protegge dei “nuri”.
Il buio del campo ci divora.

Posted by: campolibanosci | Gennaio 3, 2008

Sulle nostre teste.

Il Libano, stato fragile che si regge su una delicata alchimia confessionale, è solo un terreno di scontro tra l’Occidente e i suoi alleati, da una parte, e l’Iran e la Siria, dall’altra. Il 29 dicembre 2007 non si può che prendere atto del fallimento dei tentativi di ricostruire un potere centrale. Per l’undicesima volta consecutiva Nabih Berri, presidente del Parlamento, ha deciso di rinviare la seduta per l’elezione del nuovo capo dello Stato, tuttora assente. Si spera che il capodanno non sia stato inaugurale di un 2008 ancora all’insegna del rischio.

La presenza del contingente delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) non offre nessuna tutela dall’eventualità di uno scontro con Israele, in qualsiasi momento. Il Libano si è rinchiuso in una silenziosa guerra civile che vede, da un lato, il governo Siniora e, dall’altro, l’opposizione formata da Hezbollah e Amal e dalla Corrente patriottica libera del generale Michel Aoun. E mentre la crisi politica è cronaca locale, la cronaca è fatta di scontri tra fazioni che a Beirut hanno portato il confltto tra le strade tuttora presidiate dall’esercito.

Al sud invece, nell’altro Libano, roccaforte estesa di Hezbollah, l’unico conflitto contemplato e temibile è quello militare con Israele. La calma in cui si vive non è indicatore di una pace apparente, è piuttosto la prova che davvero ci si può abituare a tutto. La guerra è più di una possibilità. Un esempio: nel Libano meridionale non è frequente vedere passare aerei, lo spazio aereo non è frequentato quasi completamente. Chi vive qui, nel convivere con la storia passata e presente del Paese, associa il passaggio di un elicottero ad un evento eccezionale che può anticipare qualcosa di usuale, come un raid, un’incursione o una guerra. Così, quando un elicottero è volato sulle nostre teste mentre eravamo in una zona al confine con Israele (circondati da macerie e con militari in ordine sparso lungo il tragitto), il primo pensiero è stato di allerta. Né paura né suggestione, che sarebbero le legittime ragioni alla base di tale pensiero, ma solo esperienza.
Perché vivere in mezzo ai profughi, essere un obiettivo militare, vivere con i sensi allertati in ogni momento, sconvolge le abitudini e la “normalità”. Normale è imparare a distinguere la provenienza e la natura di un colpo d’arma da fuoco, modificare continuamente tragitti e agenda per un chek point o un presidio, assistere a un’azione militare che si svolge nella strada parallela senza sentirsi in pericolo. Normale è il confronto con la morte, con la relatività delle cose, con un militare o con chiunque eserciti il controllo e disponga in maniera non esclusiva dell’uso della forza più o meno arbitrariamente, avere addosso o attorno delle armi, sentire la presenza di ciò che non si vede.
Ma normale è anche ripensare alla proprietà di cose e persone, ai rapporti personali e sociali, inventarsi costantemente il presente, riprogrammare l’istante seguente, avere un obiettivo, credere in qualcosa. Qualcuno sceglie di vivere questa sfida, per troppi ancora, questa condizione non è una scelta, non è libertà.

Vito

Posted by: campolibanosci | Gennaio 2, 2008

Ayta, i cantieri, la pace.

Dalla guerra non si scappa. Non c’è fuga possibile, ce la si porta dentro, addosso. E non la si può evitare. Appartiene alla natura del mondo, è l’anima delle relazioni internazionali, è l’indispensabile motore di qualunque sistema produttivo in ogni epoca e, non meno importante, sembra inevitabile nel nostro presente. Tocca tutti, in tempi e forme differenti. Incide, in maniera più o meno evidente, sulle coscienze e consapevolezze di singoli, comunità, governi. Questo è l’ovvio, quello che tutti sanno e nessuno nega. Quello che io non sapevo era che il brivido, il potere dirompente della semplice visione di un villaggio bombardato può generare diverse chiavi di lettura, molteplici interpretazioni possibili della guerra di cui tanto credevo di sapere. Tutto di fronte alle macerie, alle pareti segnate da proiettili, colpi di mortaio, schegge di granate. Camminando su un manto stradale dissestato dalle bombe, attraversando scenari apocalittici di un apocalisse realmente avvenuto.

Ayta è un villaggio del Libano meridionale. E’ situato a 676 metri di altitudine, appena 1 km a ridosso del confine con lo stato di Israele, attualmente conta 400 abitanti, non si contano invece le vittime del conflitto del luglio 2006.
Dal giardino pubblico, un cortile di cemento con qualche aiuola e dei giochi per bambini, costruito al limite del centro del villaggio, ci si affaccia sull’altopiano che fu teatro dei rapimenti che innescarono il conflitto del luglio 2006. Parla Mona e mi chiede se ritengo giusto o no che sotto l’assedio di un esercito, una resistenza rapisca dei soldati nella pianura che abbiamo di fronte. Dico che sarebbe più sensato se rispondesse lei a questa domanda che retoricamente tante volte è stata fatta proprio a persone al di fuori di questo scenario. Non ha nessuna esitazione, nessun termine mediato: “si, lo riteniamo inevitabie e legittimo”. Parla al plurale Mona, social worker di Shrifa decisamente lonatana dal radicalismo sciita di Hezbollah.
Ayta è racchiusa in un’immagine che non è stata registrata. La vecchia moschea distrutta, centrata da una bomba, sulla strada principale del villaggio; resiste in piedi il minareto, raggiunto da schegge, centinaia di fori. Attorno già si ricostruisce. Qui la ricostruzione è finanziata dal Qatar, Hezbollah ha provveduto alla prima sistemazione degli sfollati, adesso copre in contanti le spese di ogni famiglia per rendere abitabili i nuovi edifici, elettrodomestici, mobilio ecc.
Ci accompagna un diciottenne che mi indica la sua nuova casa in cui si è appena trasferito dopo aver vissuto con tutta la famiglia a casa dello zio per più di un anno. Frequenta la Madrassa che abbiamo visto dalla strada, unica strutura scolastica funzionante a cui fanno riferimento molti studenti privi di una scuola, pensa di proseguire gli studi per diventare odontotecnico o dentista, magari in Italia. Intanto non è possibile per noi fare delle riprese nel villaggio, le faranno invece i ragazzi dei laboratori. Ed è giusto così. Il veto posto a noi è facile da capire. Diffidenza. Prima della guerra pare che le foto scattate da forestieri e stranieri siano servite per pianificare i bombardamenti sul villaggio. Saranno state panoramiche grandangolari, visto che Ayta è tutto un cantiere, perché è stata distrutta quasi interamente. I ragazzi invece vogliono raccontare il loro ambiente, modificato dalla guerra e le uniche immagini che avremo da pubblicare saranno state prodotte da loro. Per questo avranno anche un blog che speriamo diventi presto quella finestra da cui affacciarci per vedere dentro la guerra. Allora, forse, sarà più facile per tutti capire che vale la pena ricostruire per costruire la pace.

Vito

Posted by: picasso01 | Dicembre 30, 2007

Il tempo maledetto

bintorlo.jpg

Il tempo maledetto

si e’ fermato

tra sposalizi di alabastro e granito.

Scandisce inceppato la lancetta,

con grumi laccati di sangue.

Fetide anime morte

esalano morbosi ricordi:

rovine grige.

Il cemento ne e’ coagulato.

Scarpe senza piedi

camminano su campi minati.

La carne ne e’ pregna.

Inesplosa.

(Dimitri - Bint, macerie di guerra in discarica)

Posted by: campolibanosci | Dicembre 29, 2007

Lab video: my Burj al Jamali

Uno dei primi lavori realizzati durante il laboratorio video dai ragazzi di Burj al Jamali.

Posted by: campolibanosci | Dicembre 29, 2007

Burj ak Shamali a bordo di un motorino

All’iterno delle attività del videolab il grande Eddie coinvolge alcuni ragazzi che con le moto raccontano a modo loro il campo di Burj al Shamali.

Posted by: ubik | Dicembre 28, 2007

Today in Lebanon

Today in Lebanon
Il terrore della guerra negli occhi,
il desiderio di ricostruire, di rinascere dopotutto;
gli edifici nuovi descrivono il senso di cio’ che ora non c’e’ piu’.

La voglia di vivere, di amicizia che li spinge,
la diffidenza iniziale e l’affetto di chi in fondo vuole solo fidarsi;
la poesia dice molto di un paese.
Ubik

“Se anche cantassi come gli angeli,
ma non amassi il canto,
non faresti altro che rendere sordi gli uomini
alle voci del giorno e alle voci della notte”

Khalil Gibran, Il Profeta

 

Today in Lebanon

The terror of war in the eyes,

the desire to rebuild, to be born again after all;

the new buildings convey a sense of something that doesn’t exist anymore.

The will to live, to make new friends drives them,

the first mistrust and the affection of someone who finally just want to trust;

poetry says a lot about a country.

“And if you sing though as angels, and love not the singing, you muffle man’s ears to the voices of the day and the voices of the night.”

Khalil Gibran, The Prophet

Posted by: picasso01 | Dicembre 28, 2007

Silenzi. Smorti e ritorti

Aria profumata

tra il filo spinato

occhi di donna

 ——

Il confine e’ vicino

il cielo lo spezza

Ayta sul fuoco

 ——

Case distrutte

e’ li un parco giochi

su chiodi innevati

—– 

Storie e martiri

graffiati sui muri

brilla il tramonto

—–

Dita penzoloni

stese sui balconi

sotto uliveti.

 —–

Pozzi d’acqua inquinate

dentro lacrime nere.

Beve il passante.

Acqua salata.

—–

Tacchi a spillo.

Opulenza.

Pane, Acqua e silenzio.

Carceri senza chiavi.

—–

 Il tuo paradiso

 sara’ quest’addio.

Come mille agonie

 —

Nulla presiede.

Neanche le offese

Silenzi.

Smorti e ritorti…

(Dimitri Ruggeri -Burj al Ahamali e Ayta)

Posted by: campolibanosci | Dicembre 28, 2007

Debel. Aspettando un reprtage

26 dicembre 2007 - Libano meridionale

La prima trasferta dal campo di Burj al Shamali ci ha portato a Debel, ad incontrare un numeroso gruppo di social workers e ragazzi, circa 40, provenienti da 3 diversi villaggi inclusi nel progetto.

Il viaggio ci ha fatto percorrere un tratto di circa 50 km in direzione sud est, tra siti archeologici e splendidi panorami, fino a giungere a Cana, ormai famosa per la strage del luglio 2006 più che per le bibliche nozze. In quell’occasione, nel corso della guerra, morirono sotto i bombardamenti israeliani 60 persone. 37 erano bambini, 15 di loro disabili. Superiamo Cana e l’elemento costante del paesaggio sono i rustici in cemento, edifici in costruzione, cumuli di macerie su cui si continua a ricostruire, segno evidente, 18 mesi dopo il terzo conflitto tra Libano e Israele, della particolarità dell’area come obiettivo militare strategico. Siamo infatti nell’altro Libano, roccaforte di Hezbollah, territorio presidiato dalla forza multinazionale Unifil. Guardare ma non toccare, i militari sono una presenza da considerare più per gli internazionali che per la popolazione locale. Mi dicono infatti che non sono autorizzati a perquisire abitazioni private, né a pattugliare le strade durante la notte. Qui Hezbollah ordina e amministra, vede tutto e a tutto provvede. Il partito di Dio è onnipresente, nella vita della gente, negli spazi pubblici in cui spiccano manifesti con volti più meno noti, dentro le auto con adesivi e oggetti, sui muri con scritte e dipinti, nei negozi con immancabili cartoline o adesivi discretamente collocati sulle vetrine o all’interno dei locali. Anche agli occhi di uno straniero, dopo aver passato qualche giorno a contatto con la realtà del Libano meridionale, non c’è nulla di “inquietante”, è molto più di una campagna di comunicazione permanente, non è soltanto propaganda. Da parte della popolazione poi, non c’è sfoggio, non c’è esibizionismo nell’esporre i simboli di un’identità che supera di gran lunga l’appartenenza religiosa e l’affiliazione a un gruppo. Infatti viene meno il pregiudizio, mediaticamente coltivato, di un’organizzazione esclusivamente dedita a una guerra costante contro i propri nemici. In seguito ai bombardamenti del 2006, Hezbollah ha predisposto un servizio di sostegno economico per la ricostruzione delle case, immediato, in contanti, ad ogni famiglia che avesse subito danni. Questo è un dato di fatto, esattamente come lo è il loro radicalismo e la loro strategia militare.
Attraverso strade dissestate, arriviamo a Debel. Lì ci aspettano i primi arrivati del gruppo con cui svolgeremo le attività. Tutto si svolge secondo la modalità già collaudata a Burj. Ci si presenta, tutti, si fa il possibile affinché si crei una dimensione di immediata condivisione. Questo è possibile anche attraverso il cibo e le pause. Siamo tanti e, nonostante lo spazio del centro sia in grado di accoglierci tutti, anche grazie al sole, preferiamo lo spiazzo al freddo salone. Si formano 3 gruppi, foto, video e blog. Alla fine del laboratorio curato da The Blog Tv i partecipanti avranno già creato il blog del loro villaggio.

Gli indirizzi sono:
http://bintjbeil.wordpress.com/
http://aytayouthcenter.wordpress.com/
http://debel.wordpress.com/

Nonostante l’interruzione dell’energia elettrica, la carenza di mezzi adeguati al numero dei partecipanti e la connessione paricolarmente lenta, ovviamo a tutti i problemi con spirito di inizitiva e tanta buona volontà. Le motivazioni non mancano e anche il confronto con problemi che non siamo abituati ad avere nella nostra quotidiantà, ma che qui scandiscono i tempi di ogni giorno, si sta rivelando un elemento importante per questa esperienza.
Siamo tra le montagne, l’aria è diversa ed in parte anche i ragazzi. Vengono da tre villaggi, Ayta ash Shaab, Bintjbeil e Debel, appartengono a tre gruppi etnico-religiosi, sunniti, sciiti e drusi, ci sono giovani e giovanissimi. In ogni gruppo c’è qualcuno di ogni villaggio. Alla fine delle attività alcuni di loro mi parleranno del luogo in cui ci troviamo, racconteranno le loro vite, la guerra, mi parleranno di Dio. Racconteremo anche questo non appena ne avremo il tempo ed avremo avuto la possibilità di mettere assieme i vari tasselli che stiamo raccogliendo.
Intanto domani saremo a Ayta, per continuare i laboratori con il gruppo del villaggio, sapendo già che sarà molto diverso dal campo di Burj. Perché saremo proprio a ridosso del confine tra Libano e Israele, laddove la punizione di Tsahal è stata durissima e questo orrà dire antrare a contatto con una realtà che probabilmente non sarà ben lieta di ospitare i nostri mille occhi.
Chissà che il loro blog non diventi, col tempo debito, una reale finestra su una realtà che ancora nemmeno noi abbiamo potuto conoscere.

“Marret el ayam w ana wahde…”

Vito

E questo è il videodiario della giornata.

Posted by: tina85 | Dicembre 26, 2007

Breviario del buon vivere

baimba-1942.jpgNon sempre il tempo ci e’ amico, ma spesso non ci e’ neppure avverso…

Certe volte, anzi, il tempo non ci considera proprio, e se ne va…camminando dritto per la sua strada senza chiedere permesso.

Il tempo e’, il piu’ delle volte, prepotente nel prendersi certi spazi che, per istinto naturale, non gli sarebbero propri.

Saper assaporare il tempo e’ una dote, e non tutti riescono ad acquisirla nell’arco di una vita.

Non si tratta di moralismi, ne’ di filosofie da salotto, ve lo assicuro… ma una semplice constatazione che mi sono trovata a fare dopo quattro giorni di campo…un tempo che non riesco bene a classificare. Non mi sento infatti in grado di dire che sono solo quattro giorni che sono qua, dato che le giornate sono cosi’ dense e ricche di nozioni ed esperienze, che mi sembra di esser qua ormai da un’eternita’. Mi sembra pero’ un’ipocrisia definire questo tempo come gia’ quattro giorni, dal momento che ogni singola azione compiuta e’ comunque per me una novita’ ed un arricchimento, tanto che mi sembra di arrivare per la prima volta ogni singolo giorno, o anche ogni ora, forse.

Qua le nostre giornate sono scandite dalla luce del sole, che ci comanda quando e’ l’ora di iniziare i laboratori, e quando invece dobbiamo terminare e rintanarci “a casa nostra”, poiche’ il buio non ci concede di scorrazzare liberi e tranquilli per il campo… come, probabilmente, noi gradiremmo invce fare.

Il cibo e’ un’ altra importante clessidra per noi: sono i pasti, sempre attesi e ben curati che ci impongono le pause durante i lavori.

E come non parlare della presenza dei bambini: puntuali come lancette loro ci ricordano che non possiamo piu’ dormire, e che, invece, dobbiamo spostare la nostra concentrazione e tutte le nostre energie su di loro.

La stanchezza fisica non e’ assolutamente  contemplata come tale…o meglio, e’ ovvio che ci sia, e non poca, considerando le ore risicate che riusciamo a dedicare al nostro amico Morfeo divinita’ del sonno. Allo stesso tempo pero’ l’energia mentale che riflettiamo dai ragazzi che stanno sempre a contatto con noi crea una sorta di schermo che ci rende quasi immuni dai lamenti e dagli scricchiolii del corpo. Non a caso…il corpo e’ uno strumento, nient’altro che uno strumento a servizio della testa. Solo quando la testa e’ veramente in grado di fluttuare libera nel tempo e nello spazio, anche il corpo puo’concedersi di smettere di lamentarsi. Tant’e’ che, come in questo caso, quando la testa smettera’ finalmente di preoccuparsi di rincorrere il suo compare tempo, potra’ anche concedere al corpo il lusso di dimenticarsi delle sue responsabilita’…ma per un po’, soltanto per un po’. E’ una cosa per me talmente dolce il dimenticarsi di controllare l’agenda , o di aprire la posta per un’intera giornata senza alcun accenno di panico o di ansia. Di giocare insomma ad essere svampita per un po’, almeno per un po’…o almeno finche’ le condizioni di questo fantastico posto lo renderanno possibile. 

Posted by: campolibanosci | Dicembre 26, 2007

Crisis e kairos / suggestioni per il tempo debito

Siamo davvero sicuri che esista una reciprocità nelle relazioni che stiamo istaurando con queste persone? Siamo certi che alla fine, come spesso avviene, non avremo goduto dei nostri privilegi per affermare la nostra bravura nel dare il superfluo raccogliendo il necessario? Il nostro incontro non è naturale come crediamo, è programmato, mosso dalla possibilità di compensare le nostre mancanze con il minimo sforzo che assume grandezza solo relativamente.
Saremo onesamente capaci di quantificare i termini dello scambio che avremo avuto con questa gente? Ho l’impressione che al di là delle intenzioni e dei presupposti, la nostra condizione ci pone sempre in uno stato di privilegio. Quanti di noi sposeranno una causa una volta conclusa l’esperenza, quanto inciderà sul nostro modo di decidere e di vivere la nostra libertà di scegliere? è contorto il mio pensiero, ne tengo co